ANTONIO PANDOLFELLI

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Il ritmo, variato e inesauribile, come un grande respiro della natura, costituisce il momento grafico dell’ispirazione di Lucio Pezzolesi. Il fluire dell’immagine è come fermato, registrato sul foglio bianco da un sismografo sensibilissimo ad ogni sussulto, ad ogni lieve increparsi di una materia mobile, viva e palpitante. Nella musicalità del ritmo appare ora evidente il rapporto che lega l’artista alla natura e alla percezione di sottili sensazioni. Ma tale rapporto è come filtrato attraverso uno strumento di precisione, razionalizzato attraverso la registrazione di un diagramma grafico. E d’altra parte questa dualità tra razionalità e sensazione è per altro verso confermata dalla strutturalizzazione a cui Pezzolesi sottopone la libertà del segno organizzato in spartiti precisi, o come ingabbiato entro limiti spaziali precostituiti. Il foglio bianco non è, per Pezzolesi, un materiale inerte, solo necessario a trasmettere una immagine, ma materia esso stesso su cui il segno opera una trasformazione lasciando una traccia viva, come l’impronta di una matrice. La linea, infine, ha un’acutezza che ricorda il segno di klee così puro ed evidente nel fluire narrativo rivissuto al livello della coscienza razionale.

A. Pandolfelli

(Presentazione al catalogo mostra personale Saletta Rossini, Pesaro, 21 marzo – 28 marzo 1969 – Presentate n. 12 opere di “grafica”, disegni a penna con inchiostro su carta e n. 1 litografia a colori).