GIANCARLO POLITI

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Lucio Pezzolesi è un giovane i cui interessi estetici vengono stimolati da sensazioni di ordine ottico oltre che puramente formale, anche se la sua grafica, nei casi in cui non sia particolarmente pullulante (ed in questo caso arriva addirittura ad una sollecitazione cinetica nel fruitore, ovvero pretende una partecipazione attiva di movimento pendolare tanto per intenderci) giunge a diluirsi come l’eco di un’onda sulla sabbia, per correre l’avventura dello spazio incantato della pagina bianca.
Le sue modulazioni neobarocche tendono a formare una struttura e tessitura imperniata su ritmi e rapporti che si ripetono quasi all’infinito, lasciando il quadro “aperto” a proposte liriche melodiche anche se qualche volta disposte al narcisismo ed alla pagina letteraria. (Questo nitore delle sue carte testimoniano l’impegno verso una spiritualità che potrebbe condurlo nel “paradiso perduto” della pagina bianca di Mallarmé).
Mi pare di notare comunque un tentativo di recupero oggettuale (approdi ad un dadaismo in chiave lirica?) che potrebbe garantire sulla sua futura attività.
Ma ora attendiamo che queste lamiere dalle apparenze fragili e volatili si concretizzino in oggetti la cui funzione estetica ed arredamentale si precisi in misura maggiore.

G. Politi

(Presentazione al catalogo, mostra personale, Sala Peruzzi, Bologna, 29 maggio – 6 giugno 1965, n. 4 “Cromoplastici”, cm 50×70 e cm 100×140, lamiere zincate e vernice a smalto; n. 7 “grafica”, disegno a penna con inchiostro su carta, cm 65×86).