U. MANGANELLI

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Il pittore Pezzolesi partecipa con una decina di opere non ancora svincolate se vogliamo da modelli ancora più autorevoli (Klee, Klein), ma che contengono nelle ultime manifestazioni già un linguaggio tutto personale. È astrattista sensibile che colpisce immediatamente per la sincerità delle emozioni espresse e che trovano corrispondenza nell’osservatore. Abbiamo notato molta serietà e coscienza: cosa rara a queste mostre di pittura moderna. Libero da forme oggettive il pittore si allarga con variazioni di tonalità coloristiche ad esprimere sensazioni tutte spirituali, concettualizzanti. In “Sogno” si passa dall’unità espressa mediante un bianco ad un susseguirsi di linee e colori tenui e leggeri, evanescenti come una realtà sognata dalla quale si aspetti la concretizzazione. E il sogno allora ci trova desti. Sembra quasi che il pittore in questa opera abbia voluto cogliere l’accavallarsi di immagini e di sensazioni tipiche del sogno per renderle nel loro assunto esistenziale, fino alla verità in esse contenuta, ma così assurda e non pregnante. Ma le due opere che più colpiscono e per l’equilibrio e per la distensione progressiva del colore sono “Solitudine” e “Sensazione”. In queste l’artista ha raggiunto veramente un suo modo compiuto e immediato. Nel segno e nel colore si coglie l’uomo rigettato nella sua intimità con pesante fardello della frattura tra sé e l’esterno, dove anche l’unità interiore viene vanificata e accettata con triste rassegnazione. Qui l’animo essenzialmente emotivo del Pezzolesi puntualizza la sua verità: amore per le forme nel loro contenuto umano ed esistenziale, e assunzione nel proprio io della realtà per restituirla libera da ogni legame ambientale. Ma non sfugge anche un contenuto sociale, “Paesaggio dei poveri” ci pare esprimere una triste pietà: quel bianco simile ad un muro spoglio, quel sole così freddo e scomposto quasi alla ricerca di un oggetto su cui posare il raggio! Opere, in definitiva, che richiedono un attento esame, un’analisi che va al di là della cornice del quadro per sensibilizzare istanti e verità indubbiamente sentite ed espresse con serietà e personalità.

U. Manganelli

(Recensione su “L’Avvenire d’Italia”,  25 maggio 1961; mostra personale alla Galleria Puccini, Ancona – Presentate n. 10 opere su faesite e tela, con vernici a smalto, cm 90×130).